Depressione

Solitudine: la nuova epidemia

Solitudine: la nuova epidemia

Negli ultimi anni è aumentata in modo esponenziale la reattività all’aggressività, ci portiamo dentro tanta frustrazione e la veicoliamo anche nelle piccole cose del quotidiano: al semaforo, in coda alla cassa del supermercato, in un parcheggio.
E laddove non riusciamo o possiamo proiettare fuori questo malessere, ce lo portiamo dentro: un grido silenziato ma non silenzioso.
Eh sì perché il corpo parla e se non gli diamo voce va a finire che culliamo dentro il malessere fino al punto tale da farlo diventare parte di noi… tanto che non si nota più il confine tra noi e “lui”, tra quello che ci appartiene e l’introietto che diventa la nostra struttura di adattamento.

Dagli Stati Uniti la Notizia sconvolgente

È notizia di questi mesi come negli Stati Uniti la nuova epidemia sia la solitudine e le sue conseguenze, a volte nefaste. Una condizione creata e dovuta all’isolamento, alla distanza, ad una difficoltà di stabilire rapporti o connettersi oltre i social.
Allora insonnia, alterazioni dell’umore, problematiche cardiache, disturbi del sonno, del comportamento alimentare, dipendenze, si associano a stati depressivi che agiscono all’interno degli adolescenti e non. Vivek Murthy, medico statunitense di origine indiana si espresse in merito affermando che la solitudine è un allarme che il corpo sta lanciando venendo meno qualcosa di cui abbiamo bisogno per la sopravvivenza.
Qual è secondo voi l’ingrediente o gli ingredienti che mancano e che sono alla base di questa “distanza dalla vicinanza”?